Un Febbraio dormiente


E tu come hai trascorso questo mese?

Il mio primo Febbraio tra le colline piacentine dell’Alta Val Nure lo definirei decisamente “dormiente”: pioggia e nuvole avvolgenti come una coperta l’hanno spesso fatta da padrone in queste giornate, qualche chicco di grandine e due giorni con fiocchi di neve spazzati ovunque da un forte vento. Nell’aria l’invito a starsene ancora rintanati in casa, chiusi nel proprio guscio.

In questo periodo dell’anno in realtà sento sempre una spinta e un’energia che vuol rendersi manifesta nel fare e creare, c’è l’impazienza di iniziare i primi lavori all’aria aperta ma questa volta mi sono dovuta rassegnare adeguandomi ai ritmi della natura che mi sono sembrati ancor più lenti e sonnecchianti del solito (del resto siamo ancora in inverno… mi sono più volte ripetuta). Così, dopo un primo iniziale sconforto, accantonata la possibilità che arrivassero giornate con qualche raggio di sole tiepido, mi sono dovuta reinventare nuove attività.

Le parole chiave di Febbraio sono quindi state, come per Gennaio, programmazione e progettazione.

Così, mentre l’orto è in attesa di alcuni indispensabili lavori di manutenzione, uno tra tutti il rinnovo della pacciamatura e l’eliminazione di ciò che resta delle verdure autunnali, mi sono portata avanti (non riuscendo a fare altro), appuntando sulla mia agenda, dedicata all’orto e al frutteto, la ridefinizione degli spazi, la disposizione e la tipologia degli ortaggi scelti per la stagione primaverile. Ho pianificato i lavori da fare tenendo conto di avere il terreno pronto con un po’ di anticipo rispetto all’effettivo momento in cui verranno messe in campo le colture.

Sono andata a rispolverare le pagine per me più significative di alcuni testi che da qualche anno tengo in considerazione per predisporre nel migliore dei modi l’orto: se da un lato non si può lasciare al caso e all’improvvisazione per avere un orto produttivo, sano e biologico, dall’altro lato “imparare anche a non fare” lavorazioni del suolo, irrigazioni, trattamenti agli ortaggi, come scrive Masanobu Fukuoka, è un ottimo modo per ricordare di porre sempre al centro la natura, che possiede già dentro di sé tutte le risorse necessarie, i suoi ritmi e sì… anche il sapere aspettare.

Se con l’orto i lavori sono ancora in alto mare va un po’ meglio con il frutteto. La decina di piante di frutti antichi messe a dimora in autunno avevano bisogno di una “protezione” in particolare dai caprioli che qui gironzolano liberi e indisturbati. Io e mio marito abbiamo provveduto, nell’unico fine settimana soleggiato di Febbraio, a installare attorno ad ogni alberello una rete abbastanza alta per evitare che la corteccia, ancora molto delicata dei piccoli tronchi, possa diventare un gustoso spuntino per gli animali selvatici. La speranza è che aver giocato d’anticipo faccia la differenza!

Il riposo vegetativo è anche il momento ideale per le prime potature; abbiamo iniziato (o meglio abbiamo ben volentieri lasciato che se ne occupasse mio papà, ben più esperto!) con la vite e, abitando a circa 500 metri di altezza attenderemo, l’inizio di Marzo per le altre piante da frutto per limitare il pericolo di una sofferenza dovuta al gelo sui tagli di potatura.

E poi naturalmente c’è lei: la Lavanda, protagonista indiscussa. Dopo aver lavorato lo scorso mese sulla “Vision Board 2025” (ti consiglio di andare a leggerti l’articolo di Gennaio nel mio Blog se per caso te lo fossi perso) ho contattato alcuni vivai specializzati e, dopo una serie di valutazioni, la scelta è quella di partire con la piantumazione delle prime piantine di lavanda in autunno che in questi ultimi anni sembra essere un buon periodo, rispetto alla primavera, per la messa a dimora. Il luogo individuato, non è in una parte del campo recintato come inizialmente avevo ipotizzato, bensì in alcune zone davanti alla casa che faranno da cornice a quello che il prossimo anno sarà il vero e proprio lavandeto. In questo modo potrò rivalorizzare un’area attualmente spoglia e adibita a prato spontaneo, oltre che fare una prima sperimentazione con un quantitativo di piantine non eccessivo. In merito alla scelta del tipo di lavanda, dopo essermi confrontata con chi ha più esperienza di me in questo tipo di coltivazione e sulla base del tipo di terreno, l’altitudine e tutta una serie di altre variabili, sono finalmente arrivata ad una conclusione… ma preferisco lasciarti la sorpresa e aspettare a parlartene. Ti posso però già dire che la lavanda non sarà “sola” ma a farle compagnia ci saranno alcune rose e erbe aromatiche

Tutto sommato questo Febbraio partito un po’ fiacco e pigro in realtà ha visto un lavoro di pianificazione importante che sono certa mi sarà molto utile nei mesi a venire quando i lavori da fare all’aria aperta diventeranno tanti e occuperanno piacevolmente gran parte delle mattinate.

PS In queste ultime giornate del mese se ci si ferma ad osservare e non si cammina distrattamente si iniziano a scorgere i primi iris (sì, proprio quei bulbi che avevo piantato lo scorso autunno!), le violette e le primule selvatiche nel bosco… un vero incanto, la natura lentamente si sta risvegliando… non ci resta che riconnetterci con tutto ciò che ci circonda!

Un abbraccio al profumo di lavanda!

Alessia


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